Records - Novità musicali Miraloop

Diamonds e il futuro negli anni '10: quali riflessioni sulla scena contemporanea

Di Gerolamo Sacco
Data di pubblicazione 27/09/2013


E’ giunto il momento di fare un’analisi del nostro operato di questi primi anni di Miraloop Diamonds, la label classica, elettronica e sinfonica contemporanea, jazz. Insomma la label "dotta" di Miraloop. La ricchezza della musica :). Più di 200 brani musicali, decine di opere tra singoli, ep, album, di repertorio, di ricerca. Tra musica concreta, pura elettronica, contemporanea. Un catalogo meraviglioso. Quello che ho fatto finora come direttore artistico di Miraloop, in merito alla divisione Diamonds, è stato quello di riunire, con l’aiuto di persone che ritenevo idonee, le opere che secondo me nel panorama italiano ed internazionale spiccavano per artisticità ed innovazione. Musiche che potessero a volte stupire e meravigliare, a volte turbare ed inquietare, ma che fossero la rappresentazione di una ricerca violenta e decisa di nuovi mondi, nuovi lidi, nuovi linguaggi. In poche parole una Diamonds, all’interno di una più grande Miraloop, che a differenza delle altre label non si ponesse il problema del mercato esistente ma che casomai ne creasse uno nuovo.

Questa mia ricerca ha prodotto da una parte un successo, un grande successo, dall’altra un insuccesso, altrettanto marcato. Il successo è stato quello di generare un mini-mondo in un ambito che nessuno, ultimamente, considerava. Capolavori come Amorte di Andrea Portera, Aino’s one story di Murat, Invertebrates di Ratoci, October di Thibault, e centinaia di altri brani sono stati registrati, pubblicati, e promossi su tutti i negozi di musica online e mobile del mondo. E costituiscono un catalogo affascinante. L’insuccesso è invece segnato dai seguenti aspetti: 1) i musicisti che hanno pubblicato nel nostro catalogo per la maggior parte non hanno mostrato intenti comuni: alcuni perchè semplicemente non si stimano reciprocamente, altri perchè altrettanto semplicemente hanno un proprio orto da coltivare. 2) un pubblico faccio troppa fatica a crearlo perchè non è negli interessi di molti dei compositori stessi. Alcuni non si sono interessati ad avere un pubblico loro (non comprano i dischi neanche i parenti) figuriamoci un pubblico condiviso di una scena musicale. Questi due aspetti non sono dovuti ad un qualsivoglia limite della label, se si considera che Miraloop Diamonds ha registrato e promosso delle opere di artisti che prima di noi non avevano mai pubblicato (a parte una sola eccezione, Albert Mayr), ma alla struttura intrinseca di tutta quella musica che nasce dalle accademie. Perchè oggi come oggi il mondo della musica contemporanea non è un mondo strutturato per creare ne una nuova scena artistica, tantomeno un nuovo mercato. I motivi sono molto semplici: innanzitutto l’esigenza di creare una nuova scena artistica non c’è perchè i musicisti e i compositori se sentono parte (inspiegabilmente) di una scena musicale già esistente: la storia, ovvero quella scena in cui ci sono sia Bach che Mozart; così i ragazzi fanno a spallate per entrare nell’Olimpo, fino a che un Caronte li traghetta dall’altra parte. In secondo luogo non vi è alcuna esigenza di creare un nuovo mercato, perchè mercato significa esporsi al giudizio del pubblico. A questo gioco partecipa, consapevolmente o inconsapevolmente, tutta la piramide della musica contemporanea, che vede in alto le istituzioni (che pagano) poi i titoli accademici e infine gli studenti. Vediamo come:

La musica contemporanea

Le istituzioni, vertice della piramide, mantengono la musica contemporanea, ma non la vogliono fare emergere, anzi ne impediscono l’ascesa versando sempre meno denaro. I titoli accademici, che hanno il potere di creare una continuità tra la storia ed essi stessi, gestiscono quindi i soldi pubblici creando una continuità tra Mozart e Berio piuttosto che una continuità molto più credibile tra Mozart e i Beatles. E sono anche i primi a sostituirsi al mercato per impedire che sia la gente a scegliere. Infine gli studenti, che cercano di prendere l’eredità dei maestri e, quando stanno al gioco, ce la fanno con molta fatica. La gente che vede tutto questo, senza saperne un cazzo, spesso intuisce e decreta un “io passo”. Ma è punita dal sistema accademico che denigra il grande pubblico: “la gente è ignorante, la gente sceglie Allevi” e quant’altro. Allevi è emblematico, se ne è parlato tanto. Ora è fuori moda, grazie ad un bombardamento durato circa 2 anni. Ho una registrazione presa clandestinamente in Conservatorio di un maestro che insulta con veemenza la musica di Giovanni Allevi davanti ad un nutrito gruppo di bambini di sette anni. Al resto ci ha pensato Fabio Fazio. Non mi interessa Allevi, mi interessa piuttosto che ho fatto musica contemporanea e che non l’ho pubblicata nella mia label (!) perché perchè chi collaborava con me me lo sconsigliò. Mi dissero che era musica contemporanea solo e soltanto secondo me, ma non secondo l’establishment che decide cosa è avanguardia e cosa no. Ho compiuto errori di gioventù, ma sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Quindi la nuova Diamonds riparte, tanto per cominciare, con la pubblicazione di questi lavori. Per fare un esempio, questa è Chopin in Space, pubblicata nel primo Renaissance su Miraloop Hearts, hearts.miraloop.com, la sorella pop di Diamonds. Questo brano ad esempio, è una musica non certo accademica ma, comunque, contemporanea:

Dopodichè lavoreremo per la costruzione di una nuova scena in cui creeremo la nostra continuità con la tradizione, e lo faremo a modo nostro ignorando completamente le accademie e cosa pensano. E se qualcuno ha qualcosa da obiettare, gli spiegheremo cosa dovrebbe succedere perché le accademie riprendano la nostra fiducia:
1) I compositori che hanno intrapreso un percorso accademico si mettano in gioco come gli altri, accettando di far scegliere al pubblico e non a chi maneggia soldi pubblici.
2) Le istituzioni si decidano una buona volta. O pompano soldi mettendo in gioco le risorse per costruire un mondo culturale serio. Oppure li tolgano del tutto, abbandonando gli addetti ai lavori al fatidico problema di mettersi in gioco come gli altri.
3) Si riscrivano i libri di storia della musica e si elimini un po’ di zavorra culturale. Chi insegna musica elettronica e non sa portare gli alunni a fare almeno un brano Dubstep che suoni come quelli dei ragazzini di vent’anni, fuori. Chi insegna composizione e non sa portare gli alunni a fare almeno una melodia decente su quattro accordi, fuori.

Dopodichè lasceremo decidere al pubblico cosa deve entrare nella storia e cosa deve stare fuori, esattamente come succedeva ai tempi di Monteverdi!