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Musica e riproducibilità tecnica: l'arte che non ha un nome (Parte 1)

Di Gerolamo Sacco
Data di pubblicazione 10/10/2007


Questo viaggio è iniziato mentre leggevo, una mattina, Frank K. Prieberg in “Musica Ex Machina” (1960). Musica ex Machina è un libro interessantissimo sulle origini della musica elettronica. Mi sono soffermato a lungo su questo passaggio:
“la macchina (per comporre musica, ndr) potrebbe anche seguire delle regole. Ma siccome un opera d’arte non è un equazione matematica e l’applicazione di una regola non è ancora, e non lo sarà per molto tempo, garanzia di valori artistici, a questo riguardo si è al punto di partenza.”

L'estratto si riferisce a proposito delle macchine e della musica, in specifico di un'ipotetica macchina in grado di produrre materiale musicale artistico. Un'assurdità, io trovo. Ma non la macchina in sè, che come concetto è anche divertente. Bensì il fatto di poter pensare che una macchina, seguendo delle regole, possa produrre arte o comunque opere di valore artistico. Come vedete dalle foto, siamo nel terzo millennio, è possibile che una macchina suoni. Ma non ne sono minimamente intimidito, anzi. La cosa mi piace. Però l'arte è un'altra cosa. Profondamente convinto, dopo aver letto questo passaggio di Prieberg, di avere "isolato un virus", ho quindi iniziato a documentarmi su chi, tra i pensatori, avesse mai scritto del problema arte/scienza. Così mi sono imbattuto in un libro di Jean Francois Lyotard che si chiama "La Condizione Postmoderna". E' del 1979. E in questo libro ho letto cose molto interessanti. La cosa più interessante che ho letto è il concetto che la scienza, per sua natura, ha come effetto quello di "tendere a ricostituire ogni forma culturale che influenza, richiamandola a sè nella misura in cui l’ha influenzata” ...

Le sue parole: ...“misurate con il metro della scienza, la maggior parte delle narrazioni si rivelano favole. Tuttavia, dato che non si limita ad enunciare regolarità utili ma ricerca il vero, la scienza si trova nella necessità di legittimare le sue regole di gioco. E’ a tal fine che costruisce un discorso di legittimazione del proprio statuto, che si è chiamato filosofia. Si tratta di un metadiscorso che, quando ricorre esplicitamente a qualche referente narrativo, come la dialettica dello Spirito, l’ermeneutica del senso, l’emancipazione del soggetto razionale o lavoratore, lo sviluppo della ricchezza, conferisce l’appellativo di moderna alla scienza che ad esso si richiama per legittimarsi. (…) Possiamo considerare “postmoderna” l’incredulità nei confronti delle metanarrazioni. Si tratta indubbiamente di un effetto del progresso scientifico; il quale tuttavia presuppone a sua volta l’incredulità”.

Lyotard la mette giù difficile (dire le cose in modo vagamente incomprensibile per un intellettuale è importante, gli permette di allargare retoricamente il campo d'azione), ma si tratta di un'intuizione assolutamente geniale e relativamente semplice. In due parole: la scienza, proponendosi come il sapere che da le risposta alla ricerca "della Verità", guida tutte le altre forme di sapere a conformarsi su questa ricerca. Così facendo, si mangia tutti quei saperi cosiddetti "narrativi" (religione, arte, filosofia, eccetera) le cui logiche originarie sono completamente differenti. "Il sapere scientifico, per sua natura, si legittima proprio nelle narrazioni”. Facciamo degli esempi. La scienza, senza la cultura religiosa a porre interrogativi, non avrebbe alcuno scopo a dare certe risposte. La scienza, senza la condizione artistica (narrativa) del linguaggio musicale che cerca di arrivare al corpo e allo spirito, non avrebbe alcun motivo di inserirsi con regole matematiche e presupposti teorici. Ma grazie agli artisti che cercano nuovi mondi, abbiamo gli studiosi che analizzano una partitura di Beethoven come fosse una partita a scacchi e ne possono estrarre ciò che di scientifico. E' importante sottolineare che la scienza della musica è arrivata molto in alto e a livello accademico ha già superato la narrazione, che per sua natura è inspiegabile. Quindi in termini musicali si spiega il contrappunto ma non l'origine di un impulso melodico. Senza un presupposto narrativo come la creazione di una melodia, la scienza non avrebbe nulla di cui parlare. Quando la scienza entra in gioco per rendere credibile un sapere narrativo che lei stessa ha posto come non credibile, sembra sempre che tratti lo stesso argomento.. ma è totalmente ed inesorabilmente in un altro campo d'azione. Un campo d'azione freddo, democratico, ma se non altro "reale" nel senso più reale del termine.

La cosa non sarebbe un problema se poi le scuole per ovvi motivi non prendessero solo la parte scientifica delle narrazioni, producendo ignoranza dilagante alternata a dizionari viventi. E il "problema" pare aver più letteratura di quanto si pensi. Da qui in poi arriveremo insieme molto lontano, fino ad oggi e ai problemi di oggi causati da questo meccanismo antropologico. Ma prima di addentrarci sul mondo di oggi e le risoluzioni pratiche alla rinascita di una cultura per questa epoca che è nata sulle ceneri della modernità c'è ancora strada da fare. Quindi concentriamoci su questa lotta fra titani.

Per provare a farvi appassionare all'argomento, vi lascio con le parole di un grande pensatore che affrontò l'argomento cento anni prima di Lyotard. Nietzsche, nelle prime righe della “Nascita della tragedia”, libro nel quale il filosofo tedesca identifica le radici della decadenza occidentale:
“Ciò che allora (quando cioè decise di scrivere il libro, durante la guerra franco-tedesca del 1870-71) mi venne fatto di afferrare, qualcosa di terribile e pericoloso, era un problema con le corna, non proprio necessariamente un toro, ma in ogni caso un problema nuovo: ecco, direi che si trattava dello stesso problema della scienza – la scienza concepita per la prima volta come problematica, da mettere in questione. Ma il libro in cui si sfogarono allora il mio ardore e la mia diffidenza giovanili – che libro impossibile doveva risultare da un compito così contrario alla giovinezza! Costruito su mere esperienze interiori precoci e troppo verdi, che giacevano tutte proprio alla soglia del comunicabile, collocato sul terreno dell’arte- giacchè il problema della scienza non può essere riconosciuto sul terreno della scienza - un libro forse per artisti con un’aggiunta di capacità analitiche e retrospettive (ossia per una specie eccezionale di artisti, che si devono cercare e che nemmeno si dovrebbero cercare…), pieno di innovazioni psicologiche e di segreti da artisti, con sullo sfondo una metafisica da artisti.”

di Gerolamo Sacco,
scritto nel 2007 :)