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Silvia Cinti intervista Johnny Pill per l'uscita del Pussy, l'album dei PILLS

Di Silvia Cinti
Data di pubblicazione 27/06/2011


Da quanto tempo è partito il progetto?

Gli Electronic Pills collaborano insieme dal 2008 quindi oramai tre anni fa…

Sono rimasta colpita sia dal nome del gruppo Electronic Pills che dal titolo del vostro album Pussy has give to my life a sense… ma soffermiamoci sul primo: Da cosa nasce questo nome? La scelta dell’aggettivo Electronic dice già molto sul vostro orientamento musicale… ti senti particolarmente vicino a questo genere?

Si, Il nome Electronic Pills proviene dall’idea di suonare musica elettronica come cura, giungendo cosi a forme di spensieratezza sempre più evidenti. L’aggettivo Electronic è congeniale, l’elettronica è parte del mio mondo.

Invece, raccontami un po’ ,com’è ricaduta la scelta di un titolo cosi strampalato per questo album?

Non c’è bisogno che te lo traduca, visto che il concetto mi sembra molto evidente.. il titolo è una voluta presa in giro dell’universo femminile. In questo progetto abbiamo dato libera espressione ai nostri pensieri rileggendoli in una chiave prettamente ironica, il messaggio di fondo potrebbe essere: cosa pensa un uomo di una donna… ma questo solo in superficie, perché con uno sguardo più attento i significati nascosti sono molteplici.

Lo definiresti un titolo Demenziale con la D maiuscola?

Al limite del demenziale direi…

Torneremo a parlare del significato dell’album fra un attimo, prima però soffermiamoci su alcuni punti essenziali. Le tracce dell’album sono 12, e sono tutte state composte in inglese, come mai la scelta linguistica è ricaduta, come molto spesso accade a molti gruppi italiani, su questa lingua?

Trovo l’inglese musicale e per questo l’ho scelto; è la lingua più parlata al mondo e noi volevamo comunicare ad un pubblico più ampio. Scrivere testi solo in italiano è limitante, è  davvero difficile coniugare la lingua italiana alle ritmiche serrate delle linee melodiche, mentre l’inglese è molto malleabile e  ritmico e garantisce una notevole libertà di espressione.

Gli Electronic Pills sono formati non solo da Johnny Pill ma anche da Ricky Rave che purtroppo oggi non è qui con noi, mi puoi spiegare i ruoli che ricoprite all’interno del progetto?

Cantiamo entrambi, ma, mentre Ricky, che è anche dj si occupa del sound delle chitarre, io sono attento a tutti gli altri strumenti che utilizziamo dalle tastiere alle basi elettroniche e se c’è da dare una mano anche sulle chitarre non c’è problema.

Come definiresti il genere totale dell’album?

Electro rock

Ci sono gruppi attuali affini a questo genere musicale che possono essere considerati artisti di riferimento che possono aver influenzato il tuo lavoro?

Qualche nome… GooseLcd Sound System…per quanto riguarda la parte elettronica, invece per il rock sicuramente AC/DCDaft Punk,Beasty Boys

Mica male! Si può quindi dedurre che il vostro fare electro rock porta a…

Sperimentare! L’elettronica tira fuori più generi musicali anche vecchi e li mescola al meglio, noi cerchiamo di reinventare il sound elettronico con elementi nuovi anche rock o pop.

Una caratteristica molto importante degli Electronic Pills è la loro dimensione live perché oltre alla parte suonata e cantata che si può ascoltare da comuni cuffie vi esibite anche live quindi a contatto diretto con il pubblico. Raccontaci di questa nuova dimensione congeniale.

Non è proprio una dimensione nuova per noi, congeniale invece si. Ci consideriamo un gruppo trasversale, stiamo cercando di trasmettere al pubblico che ci segue un’ evoluzione del sound che sia più pura possibile. I nostri live che durano dai quaranta minuti a un’ora circa sono sempre stati apprezzati dal pubblico.

Voci di corridoi hanno rivelato che durante i vostri live da dj set vi divertite a travestirvi da dottori indossando camicie e muniti di stetoscopio…confermi? 

Si tutto vero, ci chiamiamo anche The dOCS… devi venerci a sentire!

Ok provvederò… Da quanto tempo suonate dal vivo?

Sono ormai due anni, abbiamo già una discreta esperienza in quel campo.

Parliamo del tuo rapporto con la scrittura dei testi? Cosa viene partorito per primo il testo o la base musicale?

Normalmente sono solito a creare prima la base poi il testo. A quest’ultimo non do cosi importanza, sicuramente curo molto di più il sound in generale; infatti come si può bene capire dal titolo dell’album le canzoni seguono quella impostazione,  i testi sono disimpegnati, frivoli e leggeri, non c’è nessuna vena poetica all’ interno, sono smaccatamente ironici.

Quanto tempo dedichi al perfezionamento del sound?

Mah.. quattro cinque ore al giorno…

La carta stampata invece ha mai dedicato spazio al vostro talento?

Nell’ XL di Repubblica di qualche anno fa è comparso un articolo su di noi eravamo inseriti nella sezione artisti emergenti…

Caspita! Quindi diciamo che presto potrete spogliarvi dell’aggettivo di “emergenti”  troppo spesso affibbiato a gruppi di questi ultimi tempi e definirvi quasi famosi? Ti piacerebbe?

Magari…

Il gradimento del pubblico è la chiave per il successo: su quale target commerciale puntate? È un pubblico più femminile o maschile?

Il target spazia dai 18 ai 30 anni quindi è abbastanza variegato, generalmente siamo apprezzati di più dalle donne ma questo squilibrio con i maschi non è abissale.

Mi sorge spontanea una domanda – perdona la mia schiettezza –  ma non capisco come sia possibile che siate seguiti più dalle donne…le vostre canzoni non mettono certo in buona luce la nostra posizione anche da un punto di vista sessuale…

Se non ci fossero le donne nessuno andrebbe a lavorare (ride)

C’è una canzone di punta che rappresenta meglio il significato dell’intero album?

Si, Conversation è il cavallo di battaglia di questo progetto…

Ci puoi raccontare di cosa parla il testo della canzone?

(ride) E’ molto semplice. Il pezzo racconta di un incontro tra una donna e un uomo . Nel primo approccio, la prima è concentrata a parlare di se senza curarsi di niente, invece il secondo che in realtà non le sta prestando attenzione,  ha solo un pensiero fisso in testa… chiaro no?

Se ci fosse il video di questa canzone come lo imposteresti?

Bellissimo… pensavo a qualcosa come due persone un maschio e una femmina che parlano ad un tavolo…

Faresti il protagonista?

No no…

Due domande più generali invece… dove vorresti che si orientasse oggi la musica?

Allora sostanzialmente vorrei che venisse proposta sempre buona musica; lo so è un concetto generale ma per noi musicisti è un punto fisso. Il nostro obiettivo è di dare al pubblico quello che inconsciamente desidera ma questo non è facile perché la gente ha esigenze molto diverse: tutti dovrebbero accostarsi alla buona musica e avere un pensiero proprio a riguardo senza lasciarsi condizionare da altri fattori. L’artista e il professionista della musica sono due figure nettamente separate. I Negramaro sono artisti, Ligabue è professionista della musica.

Tu dove ti collochi in questa suddivisione?

Per ora non mi sento di appartenere a nessuna delle due categorie, è troppo presto per dirlo,  ma più avanti vorrei arrivare a diventare professionista della musica e regalare al mio pubblico qualcosa di fantastico, spero di farcela.

Siamo giunti alla fine, ultima domanda in che paesi ti piacerebbe proporti?

Brasile!

Come mai il Sud America?

Perché li il divertimento è concepito e vissuto da ogni singola persone a 360°. Poi anche in Inghilterra, Francia e a New York credo solo in questa città americana l’electro rock possa essere apprezzato e ben condiviso dal pubblico anche più impegnato.