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The Renaissance 3. L'intervista a Gerolamo, di Cecilia Cavalieri D'Oro

Di cecilia Cavalieri d'Oro
Data di pubblicazione 08/12/2014


Sabato pomeriggio, studenti un po’ assonnati reduci da un venerdì sera Bolognese; sono in Via Mascarella per incontrare Gerolamo Sacco e parlare del suo nuovo disco Renaissance 3 – To the stars. Ci sediamo in uno dei piccoli tavoli che l’oste ha sistemato sotto il portico. Gerolamo qui a Bologna c’è nato e dopo gli studi ha coltivato la sua passione ed ha iniziato come dj, facendosi conoscere da D’Agostino, per poi mollare la disco music e dedicarsi allo studio della composizione classica, il canto arriverà molto dopo.

Nel 2008 decide di percorrere la sua strada da solo, aprendo una casa discografica indipendente. Una scommessa alla quale dopo qualche tempo si unirà anche il fratello designer Niccolò.
Vogliamo parlare di Renaissance 3 – To the stars, terzo capitolo della saga Renaissance.

CECILIA: -Gerolamo, il primo disco Renaissance esce come azione fortissima: c’è voglia di buttarsi in un’avventura tutta in divenire, nel secondo Renaissance modelli dal tuo immaginario di musica colta una forma accattivante per chi ascolta oggi i tuoi pezzi, ci riporti al Cinquecento, ma le tue basi sono dance! Il terzo Renaissance, a mio avviso è totalmente onirico, a cominciare dall’immagine che proietta proprio la luce dei sogni. Non posso fare a meno di chiederti com’è nata la copertina di questo disco: voglio dire, una coloratissima Madonna del latte, d’ispirazione rinascimentale, volutamente rigogliosa, voluttuosa, circondata da numerosi putti, che escono dalle nuvole per avvinghiarsi al suo seno…tutto romanticissimo, oserei dire! Se non fosse per un particolare che coglie la mia attenzione: Gesù bambino porta gli occhiali da sole a specchio!-
GEROLAMO: (Ride) -Sì, è l’unico particolare che abbiamo modificato dall’opera originale, un po’ come mettere i baffi alla Gioconda… Come facevano quelli del Dada. Anche nelle copertine dei Renaissance precedenti c’è sempre una Madonna del latte con Gesù bambino “modificato”. Ho una particolare cura nel scegliere la madonna del latte, perché ogni madonna che scelgo rappresenta il contenuto emozionale del disco, non ce n’è una uguale all’altra. Il primo era sognante, freddo, algido e magico: il secondo è…la bellezza sconcertante tra le rovine (decisamente sperimentale), il terzo è sicuramente il più luminoso, sfrontato e sexy. Sono madonne del latte perché per me sono il simbolo, oltre della creazione, della creatività.-
CECILIA: -È un rapporto con la religione un po’ insolito.-
GEROLAMO: -È la creatività adulta che si nasconde dietro un gesto infantile.-
CECILIA: -Come nella tua musica quindi; ci sono elementi antichi, li senti, non te li aspetti, poi parte la cassa, il sintetizzatore e ti accorgi che non c’è nulla di antico. È musica fatta oggi, nel 2014 e si sente! Senza mettere in conto che in Renaissance 3 tu canti in tre lingue: Italiano, francese e inglese. Posso chiederti il perché di questa scelta?-
GEROLAMO: -Sì mi piace la musica nuova, avveniristica, che mantiene legami con la tradizione. Mi piace ricreare il futuro con i suoni, tenendo vivo quel che è dentro di noi con i testi e le melodie. Ogni lingua ha i suoi suoni e i suoi segreti. Nel disco ci sono tre lingue, l’italiano (la Fontana), l’inglese (The Future Lullaby), il francese (Hiroshima Mon Amour), tutte e tre insieme (Born to Shine), e poi il linguaggio strumentale (melodie senza testo, come Magicamentemia, Marcetta Ballerina, Canto dei Canti) e il linguaggio magico di una lingua inventata, come Mishekere. Totalmente inventata! Quando scrivo spesso parto dalla melodia, per poi accorgermi che ogni melodia…ha già la sua lingua.-
CECILIA: -Se ho capito bene, volendo fare un esempio con un tuo pezzo: Hiroshima mon Amour (la ascoltavo in macchina prima di venire qua a Bologna), l’hai composta al piano e quando hai iniziato a scrivere il testo, di getto lo hai fatto in francese?-
GEROLAMO: -Io non parlo francese. C’era al principio un pentagramma; canticchiandolo suonava dannatamente francese! Ogni nota, ogni vocale. Così ho preso il telefono ed ho chiamato il mio amico Marc che è madrelingua francese, e in un pomeriggio abbiamo trovato insieme le parole giuste per raccontare la storia (di due persone che si amano, ma si stanno lasciando).-
CECILIA: -E The Future Lullaby?-
GEROLAMO: Dannatamente inglese. Ritmica fino all’inverosimile, prende in giro le fiabe che leggono i bambini anglosassoni e anche l’ironia è un po’ english humour.-
CECILIA: -Parliamo del rischio del genere. È spesso scomodo per un musicista, e in generale per un artista essere classificato secondo un genere.-
GEROLAMO: -Io ho il problema contrario. Sono talmente poco classificabile, che preferirei sinceramente che mi s’identificasse con un genere di musica preciso. Ma non c’è!-
CECILIA: -Se non c’è un genere rimane la curiosità per un artista che ha lanciato un genere tutto suo, fatto di reminiscenze classiche modulate elettronicamente e secondo me, ascoltando il disco direi che sei piuttosto affascinato dal mondo femminile. In almeno quattro pezzi hai inserito delle voci femminili, non come supporto, piuttosto si direbbe la ricerca di un dialogo. In questo ti avvicini molto all’universo Pop. Sei d’accordo?-
GEROLAMO: -Pop! Ecco il mio genere mi piace!-
CECILIA: -Popolare come il Rinascimento..-
GEROLAMO: -Il Rinascimento in Italia è percepito come un periodo di fermento artistico-culturale quasi accademico, invece è roba pop. E tra l’altro, come ogni cosa pop, è stata un’epoca di contraddizioni fortissime che spiegano, anche molto bene ciò che noi italiani siamo oggi. Hai mai guardato “I Borgia” o “Da Vinci’s Demons” su Sky? Gli americani hanno un’idea molto chiara di quel periodo, molto più chiara di quella che abbiamo noi, perché sanno cos’è il pop e sono in grado di realizzare in una fiction le avventure di Lucrezia Borgia in chiave “pop” (non accademica) divertendo e divertendosi. Il Rinascimento era genio e sregolatezza, ordine e caos, ribellione e potere, spiritualità e sessualità, un’esplosione disordinata, ma allo stesso tempo meravigliosa, di creatività e intuizione.
Il paradosso è che se io recupero forme musicali del nostro passato per fare musica pop elettronica, sto ragionando come un americano!
CECILIA: Secondo te un italiano non fa questo?
GEROLAMO: -Raramente, o forse mai. Quando riprendiamo forme del passato è per fare musica che sembra del passato. Io invece trovo una gioia incommensurabile nell’arrangiare una frottola con suoni nuovi, synth creati da me, bassi sub. Mi esalto proprio. Dovresti vedere quando scrivo un brano: mi metto a ballarlo da solo!
CECILIA: In molti dei tuoi pezzi scorre questa passione, in altri sembra di lasciarsi andare a tutt’altre visioni, parlo dei pezzi più mistici come Canto dei canti, The ice breaker, La mente nuova. Come sei arrivato a questa “pace interiore”?
GEROLAMO: Quelle sono composizioni pure, nate così e che ho voluto manomettere il meno possibile. E poi ho ascoltato veramente troppo Vangelis e Jarre fin da quando ero piccolo…Sembra un mondo diverso da quello presentato nelle altre canzoni, ma in realtà come in ogni storia ci sono dei momenti di quiete e altri di grande energia. A volte nella quiete ci può essere una forza potentissima. Come quando fai l’amore.

Cecilia Cavalieri d’Oro